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	<title>Gruppo lettura Melzo</title>
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		<title>Attenzione!</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 12:55:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cari lettori, c&#8217;è stato un cambiamento nella data dell&#8217;incontro, che è stato spostato a giovedì 10 dicembre. Non solo: vi ricordo che per quella serata è prevista a Melzo un incontro con l&#8217;autore organizzato dalla Biblioteca di Melzo. Mi dispiace molto per la concomitanza delle iniziative, ma l&#8217;inconveniente non è dipeso da me. Per farla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gruppoletturamelzo.wordpress.com&blog=4950395&post=128&subd=gruppoletturamelzo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Cari lettori, c&#8217;è stato un cambiamento nella data dell&#8217;incontro, che è stato spostato a <strong>giovedì 10 dicembre</strong>. Non solo: vi ricordo che per quella serata è prevista a Melzo un incontro con l&#8217;autore organizzato dalla Biblioteca di Melzo. Mi dispiace molto per la concomitanza delle iniziative, ma l&#8217;inconveniente non è dipeso da me. Per farla breve, gli appuntamenti per giovedì alle 21 sono due: il consueto incontro del Gruppo Lettura Melzo (discuteremo di &#8220;Zia Mame&#8221; di Patrick Dennis e di &#8220;Nella fine è il mio principio&#8221; di Agatha Christie), oppure, nella Sala C del Teatro Trivulzio, la serata dedicata alla &#8220;Grecia: isole, viaggi e naufragi&#8221;. Poesie e recitazione di Silvestro Neri. A voi la scelta, ma, mi raccomando, partecipate numerosi!</p>
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		<title>Lettura con rinfresco</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 16:45:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>darapti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi ricordo che il prossimo incontro è fissato per mercoledì 9 dicembre, sempre alle ore 21 in Palazzo Trivulzio a Melzo. I libri di cui discuteremo sono i seguenti:
&#8220;ZIA MAME&#8221; di Patrick Dennis
e
&#8220;NELLA FINE E&#8217; IL MIO INIZIO&#8221; di Agatha Christie
Mercoledì sera addolciremo il nostro incontro con un piccolo rinfresco pre-pre-natalizio. Vi aspettiamo!
   [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gruppoletturamelzo.wordpress.com&blog=4950395&post=124&subd=gruppoletturamelzo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Vi ricordo che il prossimo incontro è fissato per mercoledì 9 dicembre, sempre alle ore 21 in Palazzo Trivulzio a Melzo. I libri di cui discuteremo sono i seguenti:</p>
<p>&#8220;ZIA MAME&#8221; di Patrick Dennis</p>
<p>e</p>
<p>&#8220;NELLA FINE E&#8217; IL MIO INIZIO&#8221; di Agatha Christie</p>
<p>Mercoledì sera addolciremo il nostro incontro con un piccolo rinfresco pre-pre-natalizio. Vi aspettiamo!</p>
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		<title>Il piacere della lettura – Novembre 2009</title>
		<link>http://gruppoletturamelzo.wordpress.com/2009/11/20/il-piacere-della-lettura-%e2%80%93-novembre-2009-2/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 16:37:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>darapti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Kundera]]></category>
		<category><![CDATA[La vita è altrove]]></category>

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		<description><![CDATA[“il sorriso insanguinato dell’innocenza”.
La vita è altrove di Milan Kundera
 
Le tematiche del romanzo: a) la Poesia
Innanzitutto, come si legge dalla prefazione, il romanzo doveva chiamarsi l’età lirica, nel senso che il tema principale dichiarato è il rapporto tra adolescenza e poesia lirica. Infatti Kundera ritiene che l’atteggiamento lirico sia una potenzialità dell’uomo, innato in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gruppoletturamelzo.wordpress.com&blog=4950395&post=121&subd=gruppoletturamelzo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>“il sorriso insanguinato dell’innocenza</em><em>”.</em></p>
<p><span style="text-decoration:underline;">La vita è altrove di Milan Kundera</span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Le tematiche del romanzo: a) la Poesia</strong></p>
<p>Innanzitutto, come si legge dalla prefazione, il romanzo doveva chiamarsi <span style="text-decoration:underline;">l’età lirica</span>, nel senso che il tema principale dichiarato è il rapporto tra adolescenza e poesia lirica. Infatti Kundera ritiene che l’atteggiamento lirico sia una potenzialità dell’uomo, innato in ogni essere umano; la personificazione di tale atteggiamento viene incarnata dal poeta. Il poeta lirico può infatti affermare qualcosa e subito dopo contraddirsi ma avrà comunque ragione perché in fondo non deve dimostrare nulla, l’unica prova è l’intensità della sua emozione.</p>
<p>Jaromil, il ragazzo-poeta,  ci viene presentato come una creatura fragile e insicura su cui si affaccia come un’ombra la madre. Jaromil vive la Poesia in modo ambivalente: noi sappiamo che lui la ritiene frutto di una presunta superiorità, ma il lettore capisce che le poesie di Jaromil in realtà rappresentano la sconsolata espressione della propria <span style="text-decoration:underline;">incapacità di partecipare alla vita reale</span>. Nel romanzo, secondo me in modo troppo forzato e quindi non efficace, vi sono spesso rimandi e collegamenti a grandi poeti del passato (Rimbaud, Heine, Lermontov etc.). Kundera paragona la figura di J. a quella di Jiri Orten, un poeta ceco morto nel 1941, che passò la sua vita a cercare la virilità nel proprio volto e che continuamente scriveva nel suo diario la necessità di diventare un uomo. E questo aspetto ci conduce ad una seconda tematica:</p>
<p><strong>b) Jaromil e la madre; Jaromil e le donne</strong></p>
<p>Jaromil bambino, deve fare i conti con una madre ossessivamente presente e adorante, una donna dalla personalità difficile, capricciosa e incolpevolmente immatura; sono molti gli episodi nei quali <span style="text-decoration:underline;">Jaromil vive con umiliazione il rapporto con la madre</span>, che lo tratta da adolescente borghese viziato, ad esempio quando lo chiama in salotto davanti agli ospiti e gli pettina i capelli. Per tutto il libro il giovane poeta non riesce a liberarsi dell’ombra materna, che lo ha plasmato mentalmente e fisicamente, facendo di lui la sua appendice a riscatto di una vita priva di amore (così come essa lo aveva inteso); cresce insicuro, pieno di paranoie e con una incapacità imbarazzante di affrontare il mondo reale.</p>
<p>Veramente terribile è poi il rapporto che Jaromil instaura con la <span style="text-decoration:underline;">“rossa”:</span> in effetti più che amore si tratta per Jaromil di entrare nel mondo degli adulti, di conquistare una (apparente) maturità. Ma la realtà “vera” è un’altra: lo si vede bene quando Jaromil con una tagliente superficialità rinnega la fidanzata nel momento in cui un suo amico ne nota la bruttezza.</p>
<p>Nel dialogo da cui scaturirà la denuncia del fratello della “rossa”, <span style="text-decoration:underline;">Jaromil la umilia ripetutamente, la vuol far soffrire. Non prova sensi di colpa, anzi se ne compiace.</span></p>
<p>Jaromil si comporterà allo stesso modo del suo alter-ego Xaver umiliando le donne che conosce.</p>
<p>Almeno in questo romanzo, <span style="text-decoration:underline;">l’amore per Kundera non esiste</span>: uomini che usano le donne come trampolini per la loro virilità e donne fragili e semplici che si lasciano manovrare dalla violenza maschile. <strong><em>L’amore perde ogni bellezza così come, in questo libro perde bellezza il surrealismo, l’età lirica, la rivoluzione e le grandi utopie. Tutto diventa falso, una illusione giovanile,</em></strong> come, ad esempio,</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>c) Il comunismo</strong></p>
<p>Kundera è spietato con i comunisti del suo paese: tutto suona falso, ipocrita, malsano.  Un esempio: il comunismo impone che si superino le ideologie “borghesi”, ma qui l’aggettivo assume ben altri significati, e cioè ogni libera espressione dei sentimenti e delle idee (la poesia d’amore è borghese, la pittura moderna è borghese, tutto ciò che non è immediatamente comprensibile è irrimediabilmente borghese). Così l’arte deve essere a servizio del popolo, alla portata della commessa dai capelli rossi e del figlio del bidello.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Se la rivoluzione comunista doveva portare il nuovo, qui sembra portare la morte, il conformismo, l’ipocrisia.</span> Poco importa che le poesie più belle di Jaromil parlino di morte, decadenza e disfacimento (atmosfera tremendamente borghese!): sulle riviste vengono pubblicati versi inneggianti il popolo, il lavoro, la famiglia. Poco importa che l’animo in profondità tenti una ribellione a schemi – imposti – di questo tipo.</p>
<p>Vi è un’altra contraddizione di fondo: Jaromil sente sé stesso e l’originalità delle sue idee innalzarsi a quella dimensione superiore in cui ci si può sentire solo degli eletti, delle creature superiori a cui l’originalità dei pensieri è stata offerta come un dono. Ma Jaromil vuol essere come gli altri, disperatamente normale, come la “rossa” o “il figlio del bidello”.</p>
<p><strong>Il “senso” del romanzo</strong></p>
<p>Sembra quasi che tutto inizi dall’età lirica per poi inesorabilmente tornare ad essa; come un circolo chiuso che si è costretti a percorrere all’infinito senza possibilità di fuga, in trappola, privi di alcuna libertà. <span style="text-decoration:underline;">Jaromil si accorge di essere completamente schiavo</span>: dapprima della sua infanzia, poi di sua madre, della sua ragazza e infine della rivoluzione stessa.</p>
<p><strong>Piccolo commento finale</strong></p>
<p>Erano ormai molti anni che non leggevo Kundera: ho ritrovato la sua straordinaria scrittura, così ricca ed evocativa, a volte prosa poetica, a volte prosa filosofica. Questo romanzo, però, mi ha sostanzialmente deluso:  il tono fondamentale è il <span style="text-decoration:underline;">disincanto, l’amarezza verso i personaggi e i loro affetti.</span> Secondo me Kundera qui non si riferisce solo al comunismo, o alla Praga del 1949, ma la sua spietata analisi della educazione sentimentale, sessuale, artistica e politica di Jaromil ha una valenza universale. <span style="text-decoration:underline;">E’ un’analisi della condizione umana, da cui si esce con grande sconcerto e amarezza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Incontri con l&#8217;autore</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 11:06:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>darapti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Segnaliamo e consigliamo a tutti i partecipanti al gruppo di lettura (e non solo) questi incontri &#8220;letterari&#8221; che si terranno a Melzo. Non mancate!
La Biblioteca Civica di Melzo in collaborazione con il Teatro Trivulzio presenta
&#160;
Quando viene sera ….
                                                           Incontri con gli autori
 
Mercoledì 18 novembre – Sala Vallaperti  di Palazzo Trivulzio &#8211; ore 21.00
Homo ridens : [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gruppoletturamelzo.wordpress.com&blog=4950395&post=114&subd=gruppoletturamelzo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Segnaliamo e consigliamo a tutti i partecipanti al gruppo di lettura (e non solo) questi incontri &#8220;letterari&#8221; che si terranno a Melzo. Non mancate!</p>
<p>La Biblioteca Civica di Melzo in collaborazione con il Teatro Trivulzio presenta</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Quando viene sera ….</h2>
<p>                                                           <strong>Incontri con gli autori</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Mercoledì 18 novembre</strong> – Sala Vallaperti  di Palazzo Trivulzio &#8211; ore 21.00</p>
<p>Homo ridens : la vita non è poi così drammatica  come sembra</p>
<p>Letture umoristiche a  cura dell’Associazione Fuoritempo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giovedì 26 novembre</strong> – Sala C del Teatro Trivulzio – ore 21.00</p>
<p>Presentazione del libro “Viola” con l’autrice Pervinca Paccini</p>
<p>Introduzione di Luigi Favalli e letture di Roberto Spoldi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giovedì 3 dicembre</strong>  – Sala C del Teatro Trivulzio – ore 21.00</p>
<p>Presentazione del libro “La mano dell’organista” con l’autore Gabriele Prinelli</p>
<p>Introduzione a cura dell’Associazione Giallomania</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giovedì 10 dicembre</strong> – Sala C del Teatro Trivulzio – ore 21.00</p>
<p>Grecia: isole, viaggi e naufragi. Poesie e recitazione di Silvestro Neri</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sede degl’incontri:</p>
<p>Palazzo Trivulzio – via Dante 2, Melzo</p>
<p>Teatro Trivulzio – p.zza Risorgimento 19, Melzo</p>
<p>Ingresso libero</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Per Novembre cosa leggere?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 17:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>darapti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Bentornati, cari lettori del gruppo di Melzo: anche quest&#8217;anno abbiamo iniziato bene, con una buona serata inaugurale, ricca di osservazioni e di spunti interessanti. Ma veniamo alle informazioni per chi non c&#8217;era: i libri scelti per il prossimo incontro di novembre sono &#8220;LA VITA E&#8217; ALTROVE&#8221; di Milan Kundera e &#8220;STORIA DI UN MATRIMONIO&#8221; di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gruppoletturamelzo.wordpress.com&blog=4950395&post=108&subd=gruppoletturamelzo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Bentornati, cari lettori del gruppo di Melzo: anche quest&#8217;anno abbiamo iniziato bene, con una buona serata inaugurale, ricca di osservazioni e di spunti interessanti. Ma veniamo alle informazioni per chi non c&#8217;era: i libri scelti per il prossimo incontro di novembre sono &#8220;LA VITA E&#8217; ALTROVE&#8221; di Milan Kundera e &#8220;STORIA DI UN MATRIMONIO&#8221; di Andrew Sean Greer, entrambi editi da Adelphi.  In realtà abbiamo già deciso di leggere altri romanzi, ma per sapere quali dovrete venire mercoledì 11 novembre, ore 21, a Palazzo Trivulzio. Vi aspettiamo numerosi!</p>
<p>&nbsp;</p>
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			<media:title type="html">darapti</media:title>
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		<title>L&#8217;urlo e il furore</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 16:59:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>darapti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Faulkner]]></category>
		<category><![CDATA[L'urlo e il furore]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho trovato in rete alcune interessanti recensioni del romanzo “L’Urlo ed il furore” di William Faulkner. Vi propongo un sunto delle più significative
Per me è stato come un puzzle. All&#8217;inizio molti passaggi sono difficili, la struttura è molto complessa, forse addirittura fastidiosa, rischi di smarrirti e ti vien quasi voglia di mollare. Ma poi le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gruppoletturamelzo.wordpress.com&blog=4950395&post=106&subd=gruppoletturamelzo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:medium;">Ho trovato in rete alcune interessanti recensioni del romanzo “</span><span style="font-size:medium;"><strong>L’Urlo ed il furore”</strong></span><span style="font-size:medium;"> di </span><span style="font-size:medium;"><em><span style="text-decoration:underline;">William Faulkner</span></em></span><span style="font-size:medium;">. Vi propongo un sunto delle più significative</span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Per me è stato come un </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>puzzle</strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">. All&#8217;inizio molti passaggi sono difficili, la struttura è molto complessa, forse addirittura fastidiosa, rischi di smarrirti e ti vien quasi voglia di mollare. Ma poi le tessere vanno al posto giusto e il quadro si delinea nella tua mente e finalmente apprezzi la lettura di questo capolavoro. Tra i monologhi di Benjy Quentin e Jason, sicuramente il secondo è stato quello in cui ho fatto più fatica, a motivo forse del più complesso profilo psicologico del personaggio e del dramma da lui vissuto. In definitiva un libro da leggere sicuramente, di un grande autore del panorama letterario americano tra le due guerre.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Considerato da molti il vero capolavoro di Faulkner ed il migliore da lui stesso, che amò definirlo &#8220;il mio splendido fallimento&#8221;, </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>L&#8217;urlo e il furore</em></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> è diviso in quattro parti, ha quattro voci narranti e si svolge in quattro diversi momenti narrativi. La stessa storia è raccontata quattro volte, come in altri romanzi dell&#8217;autore. </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Il titolo prende ispirazione da un verso di Macbeth: (life) </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>&#8220;It is a tale Told by an idiot, full of sound and fury Signifying nothing.&#8221;</strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">La prima parte è narrata proprio da un idiota, il trentatreenne Benjy Compson, a data 1928. Moltissime le critiche e le opinioni divergenti per </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>un&#8217;opera che è indubbiamente complessa</strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> e fornisce, proprio per questo, numerosi spunti diversi. Dalla visione distruttiva della famiglia al ruolo simbolico di Benjy l&#8217;idiota, che non ha il senso del tempo, né coscienza, ma si eleva ad unico personaggio senziente. Ogni personaggio è ossessionato dal passato e rivede la propria vita attraverso flashback, in una sorta di impari lotta contro il tempo. Sono antieroi disperati, oscuri e dannati sull&#8217;orlo dell&#8217;abisso e le loro vicende provocano spesso, nella testa di chi legge, uno smarrimento che si desta soltanto per la drammaticità di quanto accade.<br />
</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Toccante e geniale, difficile da amare e da dimenticare, </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>L&#8217;urlo e il furore</em></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> è sicuramente uno dei romanzi più grandi del novecento. E&#8217; un&#8217;impresa ardua entrare in casa Compson, un mondo torbido e labirintico che soprattutto all&#8217;inizio risulta davvero impenetrabile. Eppure, le oscure vicende dei suoi protagonisti renderanno </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>impossibile uscirne</strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">William Faulkner è uno scrittore che non può essere affrontato a cuor leggero. In questo romanzo, in particolare nei primi due capitoli, viene utilizzato lo stile narrativo del </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>&#8220;flusso di coscienza&#8221;,</strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> mutuato da Joyce. Per questo motivo può risultare all&#8217;inizio assai difficile la comprensione della trama. Superata questa difficoltà, &#8220;L&#8217;urlo e il furore&#8221; si rivela un&#8217;opera assolutamente straordinaria, i cui personaggi acquisiscono un drammatico spessore tragico. Su tutti emerge la figura del povero Ben, il figlio minorato, apparentemente isolato dalla sua insanabile demenza, in realtà testimone, a suo modo sensibile e commovente, del drammatico evolversi delle vicende della famiglia Compson. L&#8217;alcolismo del padre, la salute malferma della madre, amori incestuosi, suicidi, miserie e violenze minano alle fondamenta la storia di questa famiglia del profondo Sud americano. Ben e Dilsey, l&#8217;anziana domestica di colore, ne sono i testimoni più tragici ed impotenti. </span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Folgorante il primo capitolo</strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">; altissimo il quarto; osticissimi gli altri due. si sente molto lo sforzo che l&#8217;autore fa per essere NUOVO. destruttura il linguaggio &#8211; che è insistentemente sperimentale, tendendo a tratti verso un barocco tipico faulkneriano. troppo lavoro sulla forma, per i miei gusti, seppur sostenuto da solide basi concettuali, da una Forma-Sostanza forte, da una possanza invidiabile.</span></span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">La contea di Yoknapatawpha è un territorio inesistente, o meglio, un territorio che esiste, con quel nome, solo nella geografia personale di uno scrittore. Yoknapatawpha (che suona come un nome indiano e si pronuncia &#8220;ioknapatofa&#8221;) è una contea del Sud degli Stati Uniti, quella dove è nato e a lungo vissuto William Faulkner, grande scrittore, premio Nobel (nel 1950), gentiluomo eccentrico, personalità arrogante, celebre bevitore, rampollo di una aristocratica famiglia meridionale che ha nutrito dei suoi ricordi, problemi, tragedie, ossessioni, tradizioni buona parte dei romanzi del Nostro.<br />
Yoknapatawpha County, dunque. Nella realtà si chiama Lafayette County. Ed è la terra dei Faulkner. La terra del bisnonno di William, il colonnello Falkner (il nipote aggiungerà la &#8220;u&#8221; al cognome), che era avvocato, scrittore di successo, uomo politico, soldato, industriale (costruì in Tennessee una linea ferroviaria che fece la fortuna della famiglia), e litigioso: non solo finì coinvolto in una serie di processi per omicidio in cui se le cavò benissimo, ma finì lui stesso abbattuto dal suo ex socio, pazzo di gelosia, mentre era candidato all&#8217;assemblea legislativa del Mississippi (volete sapere come andò a finire? Il socio venne assolto. Siamo nel profondo Sud, quasi nel West).<br />
Perché si parla tanto del bisnonno? Perché il colonnello Faulkner, sotto il nome di Sartoris, tornerà di prepotenza nei libri del suo bisnipote, assieme alle storie del vecchio Sud &#8220;antebellum&#8221;, quello di prima della guerra di Secessione. Perché i libri di William Faulkner si nutrono di questi personaggi, di questi sfondi, di queste atmosfere, di queste eredità. Sartre diceva che per Faulkner il futuro non esisteva. Mentre esisteva il passato, con tutto il suo peso deformante. La memoria del Sud, la realtà del Sud, il mito del Sud, il tutto concentrato in un mondo speciale, suo, Yoknapawpha, la sua &#8220;ostrica&#8221;, a cui Faulkner ha dedicato quindici dei suoi diciannove romanzi. Di cui </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>L&#8217;urlo e il furore</strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> è il quarto, dopo un libro di poesie (</span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>The Marble Faun</em></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">, 1924), dopo il libro del debutto, </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>La paga del soldato</em></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">, pubblicato nel 1926, dopo </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>Mosquitoes</em></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> (1927) e </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>Sartoris</em></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> (1929), in cui, appunto, le memorie della tradizione familiare ritornano appena velate dal cambiamento dei nomi.<br />
Anche se venne pubblicato nel </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>1929</strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">, </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>L&#8217;urlo e il furore</em></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> è uno dei primi romanzi scritti da Faulkner. E gran parte della critica, per non dire a suo tempo Faulkner stesso, ritiene che sia il suo più bello. Anche se non cambiò granché la sua precaria situazione in quel momento. Era un irregolare, il giovane Faulkner, come anche suo padre, che aveva continuato a cambiare lavoro, instabile e inconcludente. Il giovane William &#8211; che era nato nel 1987 &#8211; aveva dalla sua il talento. Aveva cominciato a scrivere poesie da giovanissimo. Aveva tentato di arruolarsi nell&#8217;aeronautica degli Stati Uniti, ma, troppo basso di statura, era stato rifiutato e aveva dovuto rivolgersi ai Flying Corps canadesi &#8211; e l&#8217;armistizio fu firmato il giorno in cui il suo corso finiva. Festeggiando la pace con qualche bicchiere di troppo (l&#8217;inizio di una rispettabile carriera di bevitore) si era ferito a una gamba.<br />
Era ritornato a Oxford, si era iscritto un po&#8217; controvoglia all&#8217;università, aveva cominciato a scrivere per riviste e giornali universitari. Aveva lavoricchiato per l&#8217;università e mollato presto il lavoro. Quando era uscito, The Marble Faun aveva venduto poco ed era stato maltrattato dalla critica. Aveva cercato di andarsene e si era arenato a New Orleans nella cerchia di Sherwood Anderson. Aveva cominciato, incoraggiato e ispirato da lui, a scrivere romanzi&#8230;<br />
Il 1929, è superfluo dirlo e citarne le ragioni, fu un anno horribilis e cruciale. Depressione o non depressione è stato certo cruciale in letteratura. Nel 1929 venne pubblicato </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>Niente di nuovo sul fronte occidentale</em></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> &#8211; che avrebbe venduto in diciotto mesi tre milioni e mezzo di copie e spinto Remarque a dubitare di se stesso perché si sentiva l&#8217;autore di un libro solo. E due settimane esatte prima del crollo di Wall Street, il 7 ottobre, uscì </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>The Sound and the Fury</em></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">, che nello stesso periodo di tempo, nonostante una buona accoglienza critica, vendette solo millesettecentoottantanove copie &#8211; e ci vorranno più di dieci anni, fino al 1943, perché la casa editrice di Faulkner, Jonathan Cape and Harrison Smith, riesca a venderne altre mille copie.<br />
Cape e Smith si rifaranno in parte con </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>Sanctuary</em></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">, pubblicato nel 1931 (seimila copie di venduto, e un successo, in parte dovuto allo &#8220;scandalo&#8221;, come Faulkner difficilmente raggiungerà fino al Nobel).<br />
In quell’atmosfera è uscito il meraviglioso, complesso, impegnativo capolavoro del modernismo che è </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>L&#8217;urlo e il furore</em></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">: il mio &#8220;</span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>splendido fallimento</strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">&#8221; lo definiva Faulkner, &#8220;un vero figlio di puttana&#8221;, &#8220;un libro in cui ho riversato le mie viscere&#8221;. Un romanzo sperimentale che, se fosse passato per le mani disciplinanti e disciplinate di un editor, avrebbe trovato probabilmente una forma più normalizzata di quella che ha invece trovato nella fantasia di Faulkner.<br />
Se non le viscere certo Faulkner ci ha riversato molte passioni private. L&#8217;urlo e il furore racconta il crollo dell&#8217;aristocrazia di provincia, il declino della cultura gentilizia del Sud, la fine di un mondo amato e odiato, e intimamente conosciuto, attraverso la storia della decadenza della </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>famiglia Compson</strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> &#8211; che assomiglia tanto anche se non letteralmente ai Faulkner. Una grande famiglia del Sud, con i suoi segreti, le sue tare, i suoi peccati, i suoi silenzi. Genitori, figli, servitori, odi, passioni, tenerezze, orrori.<br />
Una tragedia in tre atti e un prologo, raccontata attraverso la voce interiore di tre personaggi, e conclusa da una quarta parte &#8220;oggettiva&#8221; (che è secondo molti la voce di Dilsey, la vecchia &#8220;mammy&#8221; nera): i diversi punti di vista si spostano dall&#8217;anno (1928) e dai tre giorni in cui la storia si sviluppa fino al passato, secondo una struttura complessa e un flusso di coscienza tanto più avventuroso e sperimentale in quanto il primo episodio del trittico si propone di riprodurre l&#8217;andamento dei pensieri di un minorato mentale, un commovente &#8220;idiota&#8221; di trentatre anni, Benjamin. Mentre, al centro della storia e dei pensieri delle voci narranti (che raccontano con una stupefacente libertà di lingua e di lessico: John Faulkner ricorda che il fratello si lamentava del fatto che la lingua inglese non avesse abbastanza parole che servissero i suoi scopi) il personaggio dominante è Caddy, la sorella bella e libera &#8211; troppo, per l&#8217;epoca &#8211; che abita le fantasie dei suoi fratelli, fino a conseguenze tragiche.<br />
Arrivarono poi </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>Santuario, Luce d&#8217;agosto, Assalonne, Assalonne!, Scendi Mosè, Requiem per una monaca.</em></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> Arrivò anche Hollywood, dove Faulkner venne chiamato per sceneggiare Santuario (che divenne un film di Stephen Roberts con Miriam Hopkins) e a sceneggiare, tra l&#8217;altro, Il grande sonno (con Chandler) e Avere e non avere fianco a fianco con Hemingway.<br />
Tra libri e cinema al figlio della grande famiglia decaduta arrivò una relativa ricchezza, che venne investita in una vecchia casa a Oxford, Rowan Oak, il monumento al suo successo. Arrivò, nel 1950, il Nobel. Quanto a L&#8217;urlo e il furore divenne nel 1959 un film (modesto) di Martin Ritt, con Joanne Woodward e Yul Brinner, che neanche lentamente poteva riprodurre la ricchezza e la complessità di una prosa che è tra le più belle espressioni della letteratura americana del ventesimo secolo. </span></span></span></p>
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		<title>Piazza del Diamante</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 16:57:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>darapti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra civile spagnola]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza del diamante]]></category>
		<category><![CDATA[Rodoreda]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Piacere della lettura- Ottobre 2009
Al termine della lettura, un po’deludente, del romanzo di Mercè Rodoreda, non ho potuto fare a meno di chiedermi perché lo avessi consigliato con tanto calore. Era accaduto che avevo ascoltato (a Radio Tre) e avevo letto recensioni veramente entusiastiche, e soprattutto da persone / critici che stimavo per la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gruppoletturamelzo.wordpress.com&blog=4950395&post=102&subd=gruppoletturamelzo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Il Piacere della lettura- Ottobre 2009</strong></p>
<p>Al termine della lettura, un po’deludente, del romanzo di Mercè Rodoreda, non ho potuto fare a meno di chiedermi perché lo avessi consigliato con tanto calore. Era accaduto che avevo ascoltato (a Radio Tre) e avevo letto recensioni veramente entusiastiche, e soprattutto da persone / critici che stimavo per la loro competenza. Vi propongo due recensioni del testo.</p>
<p><strong>“La piazza del Diamante”, capolavoro della scrittrice catalana Mercè Rodoreda </strong></p>
<p>Appena ho chiuso “La piazza del Diamante” di Mercé Rodoreda, ho semplicemente pensato: ho letto un capolavoro. E mi è venuta subito voglia di andare in libreria, comprarne dieci copie e regalarle alle persone più care, e già cercavo le parole per questa recensione, per provare a convincere quanta più gente possibile a leggere un libro come ne capitano pochi nella vita. Troppo entusiasmo. lo slancio di un minuto per un romanzo in fondo già tradotto e pubblicato In Italia altre volte nei decenni passati senza particolari riscontri, dirà qualche espertone.<br />
Ma ogni libro arriva quando deve arrivare: La piazza del Diamante fu scritto nel 1960 da un&#8217;autrice catalana famosa in tutta la Spagna ma non da noi, e adesso è il suo momento. D&#8217;altronde anche Gabriel García Márquez, citato in copertina, sentenziò “La Piazza del Diamante è a mio parere il romanzo più bello che sia stato pubblicato in Spagna dopo la guerra civile”. La storia è avvincente e i personaggi sono indimenticabili, ma non è per questo che il romanzo si infila come un ago o un fiore nella mente: c&#8217;è molto di più, c&#8217;è la trasparenza dl una scrittura che permette dl vedere oltre l&#8217;opacità delle cose fino al centro segreto della vita, ed è una scrittura che nasce da una sapienza superiore. Chi ha capito di più. scrive meglio. Chi sa, sa raccontare, perché ogni divagazione. ogni personaggio secondario, ogni piccola descrizione stringono attorno al battito del tempo, si posano sul flusso invisibile dei giorni e magicamente rendono evidente la sua forza costruttiva e distruttiva.<br />
Natalia è una giovane e bella pasticcera dl Barcellona, e di lei si innamora perdutamente Quimet. un ebanista prepotente, un uomo pieno di difetti e di ossessioni. Si sposano e vanno a vivere in una casa mezza diroccata dove Colombetta, cosi Quimet chiamerà sempre sua moglie, partorisce due bambini e impara la sofferenza e la follia dell&#8217;esistenza. È lei la narratrice, e il suo tono è lieve, preciso, poetico, ogni evento acquista nelle sue parole un che di simbolico, come se tutto avesse un senso evidente e uno nascosto. L&#8217;allevamento di colombi che Quimet le piazza in casa, una follia di uova, mangime, scagazzate, pigolii, frullii d&#8217;ali fa pensare all&#8217;invasione del caos, alla pianificazione dell’assurdo, alla confusione della guerra. E la guerra, quella vera, arriva senza bussare. Franchisti e repubblicani iniziano a scannarsi, e tutto precipita come un macigno. Colombetta non sa giudicare, non ha una coscienza politica, sa solo che suo marito ha preso un fucile ed è partito e che ora bisogna lottare per 1a sopravvivenza. Le pagine in cui è costretta a consegnare a una colonia repubblicana il figlio maggiore, perché non ha più nulla da dargli da mangiare, sono un apice di strazio e commozione, in qualche modo ricordano certi episodi de “La Storia” di Elsa Morante. Ma il peggio e il meglio devono ancora arrivare: il marito muore in Aragona, aumentano la fame e la desolazione, la paura dl non riuscire ad arrivare fino a sera. Quando la guerra finisce, Colombetta è una donna perduta, la moglie di un rosso, un&#8217;impestata da evitare. Ma in questa donna c&#8217;è tutta intera la forza istintiva e struggente della vita, e lei saprà ricominciare. Un droghiere gentile, tragicamente mutilato tra le gambe, la prenderà in sposa e si occuperà dei suoi figli, li farà studiare, sposare, procedere. Ma, ripeto, tutto è nello sguardo e nei pensieri di Colombetta, una donna come tante che però sa leggere il mondo e imparare giorno dopo giorno di che sostanza è fatta la vita: di tempo che passa tra rose e rovine, spietatamente, di tempo che devasta e che a volte, se lo accogliamo senza rancore, ci rende assurdamente felici.</p>
<p><strong>Goffredo Fofi  &#8211; L’ingiustizia della storia</strong></p>
<p><em>La plaça del Diamant</em> sta al centro del quartiere Gràcia, di Barcellona. Molti destini vi si incrociano. Oggi è un luogo come tanti, indefinito: ieri era popolare, popoloso, vitale. Mercè Rodoreda le ha dedicato il suo romanzo più noto, bellissimo, che con limpida voce in prima persona ripercorre il destino di Natàlia, una pasticciera barcellonese umile e bella che sposa un rozzo ebanista con cui ha due figli e che muore nella guerra civile, da repubblicano.<br />
Nei durissimi anni del dopoguerra la donna è alle prese con la fame, la disperazione. Tuttavia sopravvive, e sposa un droghiere ferito in guerra nella virilità, che sa come allevare i suoi figli, sa proteggerla e ridarle la voglia di vivere.<br />
La storia è semplice, dura come quelle di quegli anni. L&#8217;autrice, schierata con i repubblicani, dopo la vittoria di Franco visse in esilio in Francia fino al 1972 (è morta nel 1983). <em>La piazza del Diamante</em> è uno dei più grandi romanzi della letteratura spagnola del novecento, forse il migliore scritto da una donna. È un grande libro di scrittura nitida e altissima nella sua essenzialità e semplicità, una prosapoesia di fatti sentimenti sofferenze, riflessione sull&#8217;eterna ingiustizia della storia. Fu pubblicato da Mondadori negli anni ottanta, ma se ne accorsero in pochi. Un errore da non ripetere<strong></strong></p>
<p><em>Al di là di alcuni passi del romanzo veramente pregevoli, il mio giudizio invece è abbastanza critico; relativamente al contenuto, sono rimasto deluso per la mancata evoluzione psicologica della protagonista, sia esistenziale che politica (le vicende della Guerra Civile spagnola sono quasi incomprensibili, per un lettore che non sia già informato). Anche la forma, la scrittura, lo stile mi hanno lasciato interdetto: lessico e costruzione dei periodi tutto sommato ordinari, nessuna sperimentazione o innovazione; il narratore è sì in prima persona, ma il flusso di coscienza dei suoi pensieri/sentimenti non mi sembra particolarmente riuscito. Possibile che mi sia sbagliato in modo così clamoroso? Oppure devo pensare che non solo dobbiamo guardarci dall’industria culturale, dall’ipocrisia delle recensioni “false”, ma dobbiamo diffidare anche dai giudizi critici dei recensori di professione. Non ci rimane altro che il tam-tam dei lettori</em></p>
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		<title>Libri per l’estate</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 16:18:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>darapti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

 

Un altro anno di buone letture e di discussioni piacevoli e interessanti si è concluso.  E per l’anno prossimo? Cosa leggeremo? Avete qualche idea in merito? Potreste comunicarmela scrivendo a gruppoletturamelzo@gmail.com. Auguro a tutti i partecipanti al nostro Gruppo di lettura
Buone Vacanze e tante ore di piacevole lettura.
 
Calendario per il prossimo anno
Gli incontri [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gruppoletturamelzo.wordpress.com&blog=4950395&post=97&subd=gruppoletturamelzo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="center"><strong><br />
</strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center">
<p align="center">Un altro anno di buone letture e di discussioni piacevoli e interessanti si è concluso.  E per l’anno prossimo? Cosa leggeremo? Avete qualche idea in merito? Potreste comunicarmela scrivendo a <a href="mailto:gruppoletturamelzo@gmail.com">gruppoletturamelzo@gmail.com</a>. Auguro a tutti i partecipanti al nostro Gruppo di lettura</p>
<p align="center">Buone Vacanze e tante ore di piacevole lettura.</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>Calendario per il prossimo anno</strong></p>
<p align="center">Gli incontri si terranno a Palazzo Trivulzio, un mercoledì al mese, alle ore 21: il primo incontro è fissato per mercoledì 14 ottobre. Calendario degli incontri 2008: 14-10; 11-11, 9-12.</p>
<p align="center">Nel 2009: 13-1; 10-2; 10-3; 14-4, 12-5.</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>Libri per  l’estate</strong></p>
<p align="center">
<p align="center">Consigliati dal vostro coordinatore</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>Piazza del Diamante </strong>di <em>Mercè Rodoreda</em></p>
<p align="center">
<p align="center">
<p align="center">“La piazza del Diamante&#8221; è il racconto di una vita: la storia di Natàlia, una ragazza molto semplice, ingenua, abituata a non esprimere le proprie emozioni, che si ritrova a vivere nella Barcellona della Repubblica e della guerra civile, il dramma della miseria, la perdita del marito, la solitudine, finché un secondo matrimonio non le aprirà la possibilità di una nuova vita. Con una toccante intensità, Natàlia più che raccontare sembra suggerire attraverso i dettagli i suoi sentimenti, la sua sensibilità femminile, tutta la fragilità e la complessità dell&#8217;essere umano.</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>L’urlo e il furore </strong>di <em>William Faulkner</em></p>
<p align="center">
<p align="center">
<p align="center">
<p align="center">Il 1929, passato alla storia come l&#8217;anno del crollo di Wall Street che segnò l&#8217;inizio della Grande Depressione, è un anno fondamentale anche per la letteratura americana. Escono infatti &#8220;Addio alle armi&#8221; di Hemingway e &#8220;L&#8217;urlo e il furore&#8221; di Faulkner, una coincidenza che avvicina i libri, diversissimi tra loro, di due amici. Faulkner dà voce barocca a tutte le ossessioni e i fanatismi di quel Sud di cui pativa l&#8217;interminabile decadenza, incominciata con la sconfitta nella guerra civile. La mitica contea di Oxford diventa il teatro di un insanabile conflitto tra bianchi e neri, bene e male, passato e presente. Il romanzo è un complesso poema sinfonico in 4 tempi, che scandiscono le sventure di una famiglia del profondo Sud.</p>
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		<title>Venuto al mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 10:01:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>darapti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Mazzantini]]></category>
		<category><![CDATA[venuto al mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Piacere della Lettura – maggio 2009
“Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini è un libro che “divide” i lettori, tra quelli che lo trovano bellissimo e quelli che non lo sopportano. Ho sintetizzato qualche riflessione da condividere con voi.
Note positive
a) l’iniziale descrizione del figlio Pietro, davvero mirabile sia nello stile che nel contenuto, a mio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gruppoletturamelzo.wordpress.com&blog=4950395&post=92&subd=gruppoletturamelzo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Il Piacere della Lettura – maggio 2009</strong></p>
<p>“Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini è un libro che “divide” i lettori, tra quelli che lo trovano bellissimo e quelli che non lo sopportano. Ho sintetizzato qualche riflessione da condividere con voi.</p>
<p>Note positive</p>
<p>a) l’iniziale descrizione del figlio Pietro, davvero mirabile sia nello stile che nel contenuto, a mio parere la parte più riuscita del libro; l’autrice ha colto nel profondo cosa sono alcuni adolescenti dei nostri giorni, e ha rappresentato molto bene lo sconcerto e la difficoltà di una madre nel rapportarsi al figlio adolescente.</p>
<p>b) un altro dei pregi del libro è indubbiamente l’analisi particolareggiata di uno dei temi di fondo del romanzo, la maternità o meglio, l’impossibilità della maternità. L’autrice ha descritto sapientemente l’ansia e l’angoscia del non riuscire a diventare madri, al limite dell’ossessione.</p>
<p>c) la descrizione (e il ricordo) di questa guerra dimenticata è un’altra nota positiva del libro; probabilmente a qualcuno di noi il romanzo può far nascere il desiderio di capire di più di quella guerra, le cause, i contendenti etc..</p>
<p> d) discorso analogo può essere fatto per le citazioni di Ivo Andric, grande scrittore bosniaco di lingua serbo-croata, a cui è stato assegnato il Premio Nobel nel 1961, e di cui consiglio di leggere da “i racconti” e naturalmente “Il ponte sulla Drina” del 1945 e) in conclusione, direi che ho trovato convincenti la prima parte e l’epilogo.</p>
<p>Note negative</p>
<p>a) Indubbiamente il romanzo è piuttosto lento e prolisso, soprattutto nella parte centrale. Molti sono gli episodi ripetitivi e, a mio parere, non significativi ai fini dello sviluppo della storia; 100/200 pagine in meno e il romanzo ne avrebbe guadagnato.</p>
<p>b) Personalmente ho trovato alcuni episodi troppo “melò”, francamente un po’ di maniera, esagerati, tanto che suonano un po’ falsi, come costruiti apposta, ad esempio quando Gemma accompagna Diego per la serata fatidica dell’accoppiamento, poi attende con ansia e sarà proprio in quella sera e in quella locanda che arrivano i “soldati”… mi ha ricordato il feiulleton ottocentesco o le modalità di uno sceneggiato televisivo.</p>
<p> c) Relativamente alla “sorpresa” finale, non mi convince molto la costruzione narrativa: Gemma non sapeva niente della notte fatale, Diego è nel frattempo morto e in pratica è Aska che racconta. Sorvoliamo sul fatto che si racconta cosa aveva fatto Diego (lo avrà raccontato lui?), ma ci sono descrizioni approfondite di cosa Diego ha visto, cosa ha provato etc. Onestamente non è molto verosimile. Sono problemi che sorgono in virtù della scelta della struttura narrativa: più di 500 pagine narrate sempre in prima persona ed esclusivamente con il punto di vista del personaggio principale.</p>
<p>d) terminata la lettura, mi sono ritrovato a pensare che solo la figura del figlio Pietro è veramente ben descritta, mentre gli altri personaggi non risultano approfonditi e ben caratterizzati dal punto di vista psicologico. Ad esempio, in alcuni casi le descrizioni sono un po’stereotipate, da articolo di giornale, ad esempio le (banali) critiche alle ragazze che fanno fitness, oppure le brutte pagine sulla famiglia di tedeschi in vacanza che fanno all’amore.</p>
<p>e) Riguardo allo stile, ho notato che spesso le frasi hanno una costruzione molto semplice, da soggetto-predicato-complemento, esempio:</p>
<p><em>Vicino ad un’aiuola di terra smossa un uomo aspetta che il cane finisca i suoi bisogni. Una ragazza taglia orizzontalmente il viale pedalando su una bicicletta. Una famiglia con bambini biondi sorride nella pubblicità di Sarajevo Osiguranje. Sorridono anche i due militari nel cartellone dell’Eufor, un uomo e una donna grassocci, con le braccia conserte nelle tute mimetiche. La gente cammina ai margini del viale. Carne che scorre nella sua ordinata quotidianità. </em></p>
<p>Troppo spesso la scelta lessicale è affettata, di maniera, con alcuni risultati discutibili:</p>
<p><em>Il fango fermo della vita ora è polvere che vola verso di me. </em></p>
<p><em>Scava indietro negli anni trascorsi per scolarsi il buco del tempo nella gola impudica di questo sguardo straziante e gioioso. </em></p>
<p><em>Ho promesso a me stessa di resistere, a cinquantenni è facile pisciare lacrime incontinenti. Non mi lascerò scoperchiare da questa città. </em></p>
<p><em>… infilarmi, come uno stecchino in una torta, nella paccottiglia fumante dei ricordi </em></p>
<p><em>È un bacio lungo, molle, le lingue sono lumache che attraversano una piazza. </em></p>
<p><em>E’ la pena che hai del modo e di te stesso lì dentro, pezzo di carne, wurstel animato, sacco che vale poco. </em></p>
<p><em>E adesso sorride scoreggiando una specie di marcetta. </em></p>
<p><em>Sembrano zoccoli di cavallo su un selciato anziano. </em></p>
<p><em>ha gli occhi incatarrati di un orso ribelle</em></p>
<p>f) ho trovato molto “pesanti” le continue similitudini, vale a dire un vero e proprio abuso del “come”, sia per la frequenza, sia per la qualità delle immagini.</p>
<p> <em>Mi tira su dalla sedia, mi porta a ballare tra gli altri in mezzo al prato. Mi stringe come uno sposo. Ha le braccia più forti. Mi prende per i capelli come fossi una pannocchia, mi spinge sulla sua bocca, respira nella mia. Mi cerca minaccioso come un caimano a pelo d’acqua. &#8211; “Guardami” &#8211; Lo sto guardando. &#8211; “Ti amo”. Sa ballare come un padreterno, tra le sue braccia sono uno straccetto che si lascia portare. Ha le spalle dritte di un ballerino di flamenco, il bacino sinuoso e le gambe matte che si rompono come quelle di Michael Jackson.</em></p>
<p><em> Il monumentale lampadario sembra una grande medusa prigioniera in una rete. I camerieri in basso passano come alghe in un mare vuoto. </em></p>
<p><em>Quando è pronto per saltarmi sopra, felice come un cane che corre a strofinarsi su un prato addosso a una merda. </em></p>
<p><em>Passarono mesi, uno accanto all’altro, inutili come vagoni morti. </em></p>
<p><em>le cabine della funivia dimenticate nel cielo come denti cariati </em></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Due anni di Gruppo di Lettura</strong></p>
<p>(Simonetta Agnello Hornby – La Mennulara)</p>
<p>Ian Mc Ewan – Espiazione</p>
<p>Gabriel Garcia Marquez – Cronaca di una morte annunciata</p>
<p>Mark Haddon – Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte</p>
<p>Dai Sijie – Balzac e la Piccola Sarta cinese</p>
<p>Tracy Chevalier – La ragazza con l’orecchino di perla</p>
<p>Paolo Maurensig &#8211; La variante di Luneburg</p>
<p>Edith Warthon – L’età dell’innocenza</p>
<p>Muriel Barbery – L’eleganza del riccio</p>
<p>Jung Chang &#8211; Cigni Selvatici</p>
<p>Irene Nemirovsky – Jezabel</p>
<p>Paolo Giordano – La solitudine dei numeri primi</p>
<p>John Fowles – La donna del tenente francese</p>
<p>Fedor Dostoevskij – Delitto e Castigo</p>
<p> Dominique Lapierre – Mille soli</p>
<p>Mario Calabresi – Spingendo la notte più in là</p>
<p>Amos Oz – La scatola nera</p>
<p>Patrick Mc Grath &#8211; Follia</p>
<p>Stieg Larsson &#8211; Uomini che odiano le donne</p>
<p>Doris Lessing – Il taccuino d’oro</p>
<p>Peter Cunningham &#8211; Le ore</p>
<p>Virginia Woolf – La signora Dalloway</p>
<p>Andrea Vitali – Olive comprese</p>
<p>Philiph Roth &#8211; Pastorale Americana</p>
<p>Piero Chiara &#8211; Il piatto piange</p>
<p>Andrea Camilleri &#8211; La scomparsa di Patò</p>
<p>J.M. Coetzee – Vergogna</p>
<p>Margaret Mazzantini – Venuto al mondo</p>
<p>Luigi Pirandello – L’uomo dal fiore in bocca</p>
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	</item>
		<item>
		<title>I LIBRI DI MAGGIO</title>
		<link>http://gruppoletturamelzo.wordpress.com/2009/04/03/i-libri-di-maggio/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 11:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>darapti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Care lettrici e cari lettori, per chi si è perso l&#8217;ultimo incontro e  quindi non sa quali libri sono stati prescelti, ecco il promemoria:
Margaret Mazzantini &#8211; Venuto al mondo
Luigi Pirandello &#8211; L&#8217;uomo dal fiore in bocca.
Ci vediamo, per l&#8217;ultimo incontro dell&#8217;anno, il 6 maggio 2009;  e buona lettura!
       <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gruppoletturamelzo.wordpress.com&blog=4950395&post=85&subd=gruppoletturamelzo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Care lettrici e cari lettori, per chi si è perso l&#8217;ultimo incontro e  quindi non sa quali libri sono stati prescelti, ecco il promemoria:</p>
<p>Margaret Mazzantini &#8211; Venuto al mondo</p>
<p>Luigi Pirandello &#8211; L&#8217;uomo dal fiore in bocca.</p>
<p>Ci vediamo, per l&#8217;ultimo incontro dell&#8217;anno, il 6 maggio 2009;  e buona lettura!</p>
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