Joseph Roth (1894-1939)
Giobbe e La cripta dei Cappuccini
Scrive Ladislao Mittner nella sua Storia della letteratura tedesca
“L’unicità di Roth consiste nel fatto che egli è compiutamente austriaco e compiutamente ebreo ad un tempo come nessun altro scrittore di lingua tedesca. La sua visuale è quella dell’aristocratico austriaco che è di casa in tutte le capitali dell’Europa, ma è anche quella dell’ebreo, che ha percorso e dovrà ripercorrere ancora tutte le vie fra l’Occidente e l’Oriente.”
Scrive Claudio Magris:
“L’impero asburgico, che Roth tende a fondere idealmente con la tradizione ebraico-orientale, diviene per lui il modello irreale e utopico da contrapporre alla violenza del presente… E’ un’alternativa fantastica a ciò che Roth, nella sua passione antiborghese e antiradicale, condanna… In una prospettiva apolitica, eguaglia capitalismo, nazionalismo, radicalismo e alla fine anche comunismo quali forme di un unico totalitarismo: quello del sistema sociale moderno che vuole porsi quale unica realtà datrice di valori.
Due rapide annotazioni stilistiche:

