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Simenon-Durrenmatt

febbraio 16, 2011 di darapti

17 Novembre: I primi libri proposti al gruppo di lettura sono

PIOGGIA NERA di G. Simenon

LA PROMESSA  di F. Durrenmatt

 Ecco i due libri a confronto

DUE LIBRI ALLO SPECCHIO

G. SIMENON, Pioggia nera F. DÜRRENMATT, La promessa
Stile: fin dalle prime pagine è lucido e preciso.

Lo stile corrisponde all’esattezza della memoria, che è uno dei concetti più ripetuti dal narratore.

Nella cura dei particolari ricorda i dipinti fiamminghi…

Stile lucido e lineare, senza fronzoli retorici (una lama di rasoio), che corrisponde alla lucidità della riflessione. Narrare logicamente che la logica nella vita non esiste.
Punto di vista del bambino-adulto che ricorda (narratore interno, ma distanza temporale: a tratti più distaccato a tratti più coinvolgente); gioco basso-alto (anche nella casa e nei lucernari) Punto di vista del dottor H. ex capo polizia cantonale di Zurigo:

  • “La gente spera che la polizia metta ordine nel mondo”
  • “Quello che mi irrita nei vs romanzi non è l’happy end (si paga per averlo), ma l’intreccio. voi usate la logica. Anche noi dovremmo, ma è il caso e la fortuna professionale che ci permettono qualche successo” (p. 16)

La storia è una dimostrazione di questa visione del mondo.

Ambientazione importante: l’umido e l’oscurità del paese della Normandia (“tutto era nero quel giorno…”); importanza delle luci artificiali; l’unica notte serena è l’ultima, quella dell’arresto. Paesaggio iniziale: neve, gelo, silenzio (si svela nella similitudine montagne=tombe, pag. 10/11). dentro questo paesaggio, il miserabile distributore di benzina, con tre relitti umani.
Intreccio: due storie che si innestano profondamente l’una nell’altra:

  • succede qualcosa dentro la casa, succede qualcosa fuori, l’attentato;
  • c’è uno sviluppo dentro e fuori;
  • c’è un punto preciso di intreccio (quando Jerome intuisce, poi capisce dove è nascosto il ricercato, e lo vuole difendere da zia Valerie);
  • c’è una conclusione fuori che sembra scatenare anche quella dentro (nella notte dell’arresto la madre decide che la zia se ne andrà).

Il vero avvio delle due storie avviene al cap. 3: si capisce la speranza di proprietà della casa e parte la ricerca all’attentatore (padre di Albert); qui c’è anche la scena dei giocattoli rotti (reazione isterica, “Brutta strega!”)

—————————————————

Personaggi: Jerome Lecoeur, il bambino è sensibile, osserva, ascolta, è intuitivo. E’ un vero bambino? Mi sembra di sì (vive in situazione particolare, ma ha sentimenti semplici: paura, amore, eccitazione…)

Zia Valerie appare come una massa oscura, pesante di malignità (è grassa, scura, puzza, non si lava, è volutamente sgarbata e goffa nei movimenti, ha gesti violenti).

Jerome capisce che la zia lo odia e ricambia il sentimento: la zia gode nell’essere sgradevole e nello spaventare il nipote (è un grosso ragno che guarda le mosche che si dibattono)

Le simpatie di Jerome vanno ad Albert e la nonna (portatori di povertà e dignità), mentre la zia li fa oggetto di odio occhiuto.

Meno marcati sono i genitori, inseriti nel loro ruolo di commercianti e nel tentativo di innalzamento sociale (diventare proprietari)

Importante ruolo narrativo ha il vecchio Urbain…

Intreccio: destrutturazione del romanzo giallo:

La storia di Matthäi (“Quell’uomo era un genio!”).

La prima promessa.

La seconda promessa (consegnare l’ambulante alla folla) e il commento del procuratore (p. 40).

(Ironia amara: il coro dei bimbi al funerale della piccola Gritli: “Prendimi per mano e guidami…”).

Interrogatorio dell’ambulante in perfetto stile Simenon (e le prove si chiudono a tenaglia su di lui). Suicidio, caso chiuso.

Chiuso?

Matthäi vede i bambini all’aeroporto…

Visita allo psichiatra, che vuole capire lui, mentre lui vuole capire l’assasino dal disegno della bambina.

Matthäi parla con i ragazzi che pescano: impara come tendere la sua trappola.

Ha logica e ragione, l’assassino deve passare di lì! E ci passa!

La trappola sta per scattare, ma l’assassino non torna: crolla anche la trappola di Matthäi.

Parentesi quadra del narratore secondo, che giustifica le scene ricostruite da romanziere: anche questo destruttura la trama: esiste la realtà o solo racconti della realtà?

A cena nel ristorante, il capo smonta e ironizza su tutti i possibili finali romanzeschi: un finale esiste ed è squallido e meschino, non valido per alcun romanzo, eppure è ciò che chiude il romanzo!

Allucinante racconto della morente signora Schrotto, che sposa il giovane autista e giardiniere ritardato; poi scopre che Uccio… ma per non far godere la sorella, non rivela nulla.

Quando il capo racconta tutto a  Matthäi, è troppo tardi, non c’è più niente da fare.

“E ora, mio caro signore, cominci pure a raccontare questa storia come vuole. Emma, il conto”

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