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15 Dicembre: Gadda

febbraio 16, 2011 di darapti

15 Dicembre

Il libro assegnato é :

QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DI VIA MERULANA di E. GADDA

CARLO EMILIO GADDA (1893-1973)

  • Gadda è un razionalista, educato alla logica ragionativa, desideroso di ordine e di certezze (vd. laurea in ingegneria).
  • E’ un borghese colto, timodo e ipersensibile (problematica vita familiare, disastrosa villa in Brianza…), che ha creduto nella funzione ideale e civile della letteratura, nel mito dei valori umanistici e dell’ordine razionale.
  • Proprio in questo suo sogno di ordine, rigore, razionalità, decoro è stato violentemente “preso a calci” dalle vicende della storia privata e pubblica in cui si è trovato a vivere.
  • Si è trovato immerso  nella “imbecillaggine generale del mondo”, nelle “baggianate della ritualità borghese”, in mezzo al pasticciaccio di una realtà dissociata, caotica, contraddittoria.
  • Nasce in lui il bisogno di contestare il caos, denunciarlo, denigrarlo: con furore critica i simboli e i riti della convivenza sociale; guarda con sarcasmo e pietà dolorosa il caos nevrotico della propria condizione umana, della condizione umana di tutti.
  • La vita è dominata dal caos: egli se ne fa accusatore, sarcastico e dolente al tempo stesso.

 

Le armi di cui si avvale sono l’espressionismo stilistico (1) e lo stravolgimento delle strutture logiche del romanzo (2), scrive Calvino: «cercò per tutta la vita di rappresentare il mondo come un garbuglio, o groviglio, o gomitolo, di rappresentarlo senza attenuarne affatto l’inestricabile complessità, o per meglio dire la presenza simultanea degli elementi più eterogenei che concorrono a determinare ogni evento» (Lezioni americane).

1) Lo stile lascia sbalorditi e affascinati: erede di tradizione espressionista e plurilinguismo maccheronico; mescolanza linguistica di elementi disparati , dialetti, registri e gerghi, che arrivano a scontri e stridori parossistici: “Lo stomaco era tutto messo in giulebbe, e andava dietro come un disperato ameboide a mantrugiare e peptonizzare l’ossobuco” (…). Impiega spesso accumulazioni caotiche, metafore e metamorfosi, la deformazione di immagini e parole. Si giustifica così: il mondo è un caos labirintico e barocco, non è la mia scrittura ad essere barocca, il barocco è nelle cose!

2) la ricerca di un ordine impossibile si riverbera anche sulla struttura dei romanzi: esplodono in infinite digressioni, miriade di frammenti a sé stanti; si fissa sul particolare, perché non si può avere un quadro chiaro e complessivo (la vita è “pasticcio, grarbuglio, gnommero”); oltre all’andamento divagante e frammentario, i suoi romanzi sono “incompiuti”.

CARLO EMILIO GADDA (1893-1973)

  • Gadda è un razionalista, educato alla logica ragionativa, desideroso di ordine e di certezze (vd. laurea in ingegneria).
  • E’ un borghese colto, timodo e ipersensibile (problematica vita familiare, disastrosa villa in Brianza…), che ha creduto nella funzione ideale e civile della letteratura, nel mito dei valori umanistici e dell’ordine razionale.
  • Proprio in questo suo sogno di ordine, rigore, razionalità, decoro è stato violentemente “preso a calci” dalle vicende della storia privata e pubblica in cui si è trovato a vivere.
  • Si è trovato immerso  nella “imbecillaggine generale del mondo”, nelle “baggianate della ritualità borghese”, in mezzo al pasticciaccio di una realtà dissociata, caotica, contraddittoria.
  • Nasce in lui il bisogno di contestare il caos, denunciarlo, denigrarlo: con furore critica i simboli e i riti della convivenza sociale; guarda con sarcasmo e pietà dolorosa il caos nevrotico della propria condizione umana, della condizione umana di tutti.
  • La vita è dominata dal caos: egli se ne fa accusatore, sarcastico e dolente al tempo stesso.

 

Le armi di cui si avvale sono l’espressionismo stilistico (1) e lo stravolgimento delle strutture logiche del romanzo (2), scrive Calvino: «cercò per tutta la vita di rappresentare il mondo come un garbuglio, o groviglio, o gomitolo, di rappresentarlo senza attenuarne affatto l’inestricabile complessità, o per meglio dire la presenza simultanea degli elementi più eterogenei che concorrono a determinare ogni evento» (Lezioni americane).

1) Lo stile lascia sbalorditi e affascinati: erede di tradizione espressionista e plurilinguismo maccheronico; mescolanza linguistica di elementi disparati , dialetti, registri e gerghi, che arrivano a scontri e stridori parossistici: “Lo stomaco era tutto messo in giulebbe, e andava dietro come un disperato ameboide a mantrugiare e peptonizzare l’ossobuco” (…). Impiega spesso accumulazioni caotiche, metafore e metamorfosi, la deformazione di immagini e parole. Si giustifica così: il mondo è un caos labirintico e barocco, non è la mia scrittura ad essere barocca, il barocco è nelle cose!

2) la ricerca di un ordine impossibile si riverbera anche sulla struttura dei romanzi: esplodono in infinite digressioni, miriade di frammenti a sé stanti; si fissa sul particolare, perché non si può avere un quadro chiaro e complessivo (la vita è “pasticcio, grarbuglio, gnommero”); oltre all’andamento divagante e frammentario, i suoi romanzi sono “incompiuti”.

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