12 Gennaio
MILANO E’ UNA SELVA OSCURA di Laura Pariani
LAURA PARIANI, Milano è una selva oscura, Einaudi, Torino, 2010
1) Collegamento dell’opera alla “linea lombarda”:
- motivi linguistici: il gioco del pastiche, fatto di elementi colti – le citazioni – ma anche bassi, come filastrocche, proverbi, modi di dire…; autori che si notano sono Porta (a partire dagli esperimenti di traduzione della Commedia), Manzoni (anche se in chiave critica), Tessa, Gadda, Testori, ma anche altri, grandi e piccoli; la filigrana fondamentale è quella della Commedia (si pone sulla linea del plurilinguismo dantesco, inoltre interpreta la discesa in Milano come una discesa all’Inferno, all’interno del quale sopravvivono frammenti di umanità);
- motivi etici: la particolarità di Dante è quella di essere un barbone che osserva, pensa giudica Milano da un punto di vista originale e “privilegiato”: Mi pensi donca ghe son! = Cartesio! Inoltre Dante è lettore pubblico di frammenti di giornale, in una specie di originalissimo speaker corner riservato a persone che vogliono capire e hanno qualcosa da dire.
2) Lo spazio: è dichiarato esplicitamente nel titolo. Milano è la selva oscura in cui, più che perdersi Dante, si stanno perdendo gli uomini del suo tempo; una Milano abbruttita, divenuta volgare e avida, che si prepara per la stagione della “Milano da bere” ma anche della Milano delle contestazioni, della violenza, del terrorismo di ogni matrice. Dentro questo spazio, Dante sembra ricercare e tentare di salvare, almeno con la memoria, una città più umana. Sembra di sentire riecheggiare la conclusione delle Città invisibili di Italo Calvino: L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
3) Il tempo: elemento chiave del romanzo! E’ un tempo reale (la vita quotidiana del barbone Dante), ma anche rituale, segnato nell’introduzione di ogni sezione da una citazione da El lava piatt del Meneghin ch’è mort di Carlo Porta, che è un almanacco + la scansione stagionale, che ha riferimento colto alle Stagioni di Vivaldi (è anche tempo musicale: vd. i sottotitoli dei capitoli). Vi sono però, nel tempo della storia, tre punti forti, segnati drammaticamente da esplosioni, che sembrano racchiudere la vita del barbone, ma anche la vita della città: le cannonate di Bava Beccarsi (nascita), il bombardamento di Gorla (morte della figlia), la bomba di piazza Fontana (morte di Dante).
4) Collegata strettamente alla riflessione sul tempo della storia e della narrazione, è la voce narrante: poche osservazioni oggettive (almeno apparentemente) proiettano poi subito nel monologo interiore del personaggio, attraverso cui “vediamo” e “annusiamo” la realtà (importanza dell’olfatto…) e di cui sentiamo il flusso di pensieri, giudizi, ricordi. Nel flusso continuo della narrazione, che mischia osservazioni del reale, riflessione e memoria, ci sono però alcuni punti forti, che ritornano come ritornelli e permettono di ricostruire la sua vita. C’è anche una anticipazione del futuro, l’unico possibile per un barbone settantenne: i dialoghi con la Morte, che incontrerà di lì a poco.
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La prossima volta si discuterà del libro
CANALE MUSSOLINI di Antonio Pennacchi