Il Piacere della Lettura – maggio 2009
“Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini è un libro che “divide” i lettori, tra quelli che lo trovano bellissimo e quelli che non lo sopportano. Ho sintetizzato qualche riflessione da condividere con voi.
Note positive
a) l’iniziale descrizione del figlio Pietro, davvero mirabile sia nello stile che nel contenuto, a mio parere la parte più riuscita del libro; l’autrice ha colto nel profondo cosa sono alcuni adolescenti dei nostri giorni, e ha rappresentato molto bene lo sconcerto e la difficoltà di una madre nel rapportarsi al figlio adolescente.
b) un altro dei pregi del libro è indubbiamente l’analisi particolareggiata di uno dei temi di fondo del romanzo, la maternità o meglio, l’impossibilità della maternità. L’autrice ha descritto sapientemente l’ansia e l’angoscia del non riuscire a diventare madri, al limite dell’ossessione.
c) la descrizione (e il ricordo) di questa guerra dimenticata è un’altra nota positiva del libro; probabilmente a qualcuno di noi il romanzo può far nascere il desiderio di capire di più di quella guerra, le cause, i contendenti etc..
d) discorso analogo può essere fatto per le citazioni di Ivo Andric, grande scrittore bosniaco di lingua serbo-croata, a cui è stato assegnato il Premio Nobel nel 1961, e di cui consiglio di leggere da “i racconti” e naturalmente “Il ponte sulla Drina” del 1945 e) in conclusione, direi che ho trovato convincenti la prima parte e l’epilogo.
Note negative
a) Indubbiamente il romanzo è piuttosto lento e prolisso, soprattutto nella parte centrale. Molti sono gli episodi ripetitivi e, a mio parere, non significativi ai fini dello sviluppo della storia; 100/200 pagine in meno e il romanzo ne avrebbe guadagnato.
b) Personalmente ho trovato alcuni episodi troppo “melò”, francamente un po’ di maniera, esagerati, tanto che suonano un po’ falsi, come costruiti apposta, ad esempio quando Gemma accompagna Diego per la serata fatidica dell’accoppiamento, poi attende con ansia e sarà proprio in quella sera e in quella locanda che arrivano i “soldati”… mi ha ricordato il feiulleton ottocentesco o le modalità di uno sceneggiato televisivo.
c) Relativamente alla “sorpresa” finale, non mi convince molto la costruzione narrativa: Gemma non sapeva niente della notte fatale, Diego è nel frattempo morto e in pratica è Aska che racconta. Sorvoliamo sul fatto che si racconta cosa aveva fatto Diego (lo avrà raccontato lui?), ma ci sono descrizioni approfondite di cosa Diego ha visto, cosa ha provato etc. Onestamente non è molto verosimile. Sono problemi che sorgono in virtù della scelta della struttura narrativa: più di 500 pagine narrate sempre in prima persona ed esclusivamente con il punto di vista del personaggio principale.
d) terminata la lettura, mi sono ritrovato a pensare che solo la figura del figlio Pietro è veramente ben descritta, mentre gli altri personaggi non risultano approfonditi e ben caratterizzati dal punto di vista psicologico. Ad esempio, in alcuni casi le descrizioni sono un po’stereotipate, da articolo di giornale, ad esempio le (banali) critiche alle ragazze che fanno fitness, oppure le brutte pagine sulla famiglia di tedeschi in vacanza che fanno all’amore.
e) Riguardo allo stile, ho notato che spesso le frasi hanno una costruzione molto semplice, da soggetto-predicato-complemento, esempio:
Vicino ad un’aiuola di terra smossa un uomo aspetta che il cane finisca i suoi bisogni. Una ragazza taglia orizzontalmente il viale pedalando su una bicicletta. Una famiglia con bambini biondi sorride nella pubblicità di Sarajevo Osiguranje. Sorridono anche i due militari nel cartellone dell’Eufor, un uomo e una donna grassocci, con le braccia conserte nelle tute mimetiche. La gente cammina ai margini del viale. Carne che scorre nella sua ordinata quotidianità.
Troppo spesso la scelta lessicale è affettata, di maniera, con alcuni risultati discutibili:
Il fango fermo della vita ora è polvere che vola verso di me.
Scava indietro negli anni trascorsi per scolarsi il buco del tempo nella gola impudica di questo sguardo straziante e gioioso.
Ho promesso a me stessa di resistere, a cinquantenni è facile pisciare lacrime incontinenti. Non mi lascerò scoperchiare da questa città.
… infilarmi, come uno stecchino in una torta, nella paccottiglia fumante dei ricordi
È un bacio lungo, molle, le lingue sono lumache che attraversano una piazza.
E’ la pena che hai del modo e di te stesso lì dentro, pezzo di carne, wurstel animato, sacco che vale poco.
E adesso sorride scoreggiando una specie di marcetta.
Sembrano zoccoli di cavallo su un selciato anziano.
ha gli occhi incatarrati di un orso ribelle
f) ho trovato molto “pesanti” le continue similitudini, vale a dire un vero e proprio abuso del “come”, sia per la frequenza, sia per la qualità delle immagini.
Mi tira su dalla sedia, mi porta a ballare tra gli altri in mezzo al prato. Mi stringe come uno sposo. Ha le braccia più forti. Mi prende per i capelli come fossi una pannocchia, mi spinge sulla sua bocca, respira nella mia. Mi cerca minaccioso come un caimano a pelo d’acqua. – “Guardami” – Lo sto guardando. – “Ti amo”. Sa ballare come un padreterno, tra le sue braccia sono uno straccetto che si lascia portare. Ha le spalle dritte di un ballerino di flamenco, il bacino sinuoso e le gambe matte che si rompono come quelle di Michael Jackson.
Il monumentale lampadario sembra una grande medusa prigioniera in una rete. I camerieri in basso passano come alghe in un mare vuoto.
Quando è pronto per saltarmi sopra, felice come un cane che corre a strofinarsi su un prato addosso a una merda.
Passarono mesi, uno accanto all’altro, inutili come vagoni morti.
le cabine della funivia dimenticate nel cielo come denti cariati
Due anni di Gruppo di Lettura
(Simonetta Agnello Hornby – La Mennulara)
Ian Mc Ewan – Espiazione
Gabriel Garcia Marquez – Cronaca di una morte annunciata
Mark Haddon – Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
Dai Sijie – Balzac e la Piccola Sarta cinese
Tracy Chevalier – La ragazza con l’orecchino di perla
Paolo Maurensig – La variante di Luneburg
Edith Warthon – L’età dell’innocenza
Muriel Barbery – L’eleganza del riccio
Jung Chang – Cigni Selvatici
Irene Nemirovsky – Jezabel
Paolo Giordano – La solitudine dei numeri primi
John Fowles – La donna del tenente francese
Fedor Dostoevskij – Delitto e Castigo
Dominique Lapierre – Mille soli
Mario Calabresi – Spingendo la notte più in là
Amos Oz – La scatola nera
Patrick Mc Grath – Follia
Stieg Larsson – Uomini che odiano le donne
Doris Lessing – Il taccuino d’oro
Peter Cunningham – Le ore
Virginia Woolf – La signora Dalloway
Andrea Vitali – Olive comprese
Philiph Roth – Pastorale Americana
Piero Chiara – Il piatto piange
Andrea Camilleri – La scomparsa di Patò
J.M. Coetzee – Vergogna
Margaret Mazzantini – Venuto al mondo
Luigi Pirandello – L’uomo dal fiore in bocca